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L’amore

L’amore

Romantico, Racconti, Psicologico

 

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Estratto dall'ebook:

 

L’amore

 

La mattinata nuvolosa si schiariva, ma il mare restava di un colore pallido.

Virginia Secci era già escita, e s’allontanava sempre di più verso la punta del molo fatto di spranghe e di tavole. Io la guardavo dalla finestra della mia casa; ch’era a pochi metri dalla spiaggia. Le barche vicine avevano le vele gialle e aranciate; mentre quelle lontane parevano come il mare o quasi bianche.

I miei occhi non perdevano di vista Virginia, perché me n’ero innamorato; ed ero tanto triste, che non mi veniva voglia di escire. Tutte le volte che la guardavo, ero triste così; forse, perché l’amavo troppo. Avrei voluto dirle tante cose buone e ingenue; anche perché dovevo badarmi da suo marito. Ma io l’amavo a malgrado di lui, e non volevo rinunciare al mio lungo desiderio.

Aspettai, perciò, ch’ella stessa tornasse dalla passeggiata. Intanto, mi piaceva di pensare a quelle cose buone e ingenue, dolcissimamente; che io non le dicevo mai.

Quando mi passò proprio accanto, perché io m’ero seduto all’uscio di casa, ed ella abitava per lì, mi riscossi da quella specie di estasi che mi pigliava; e la guardai senza né meno salutarla. Sentii che doventavo bianco, e dopo aver incontrato i suoi occhi, fissai il mio sguardo su la rena. E l’ascoltai camminare.

Se avessi avuto la voce come i miei pensieri, non avrei temuto a parlarle; ma io non avevo la voce di tutti gli altri giorni, quella con la quale parlavo a tutti, di qualunque cosa.

Come il solito, dopo averla veduta, mi chiusi in casa.

Dalle imposte socchiuse battevano, sul muro di fronte, della stanza a pianterreno, i riflessi chiari e luminosi delle onde; come se fossero stati specchi mobili e leggieri.

Nel pomeriggio, mi affacciai alla finestra; per quanto fossi quasi sicuro che non avrei rivisto Virginia; e provavo un dolore che mi pareva torvo e ambiguo come il volto del suo marito.

Mentre stavo così, il mare cominciò a farsi più turchino; e, allora, il cielo era più pallido di esso.

Sul mare, c’erano lunghissime strisce, quasi bianche; che, giunte fin quasi alla spiaggia, sparivano.

Non ricordavo più da quanto tempo mi trovassi a Cattolica; e mi pareva, quasi, di essere arrivato in quel momento. E, allora, se Virginia mi avesse parlato, io le avrei detto che l’amavo.

Il giorno dopo, il cielo era interamente grigio; e, durante le ultime ore della notte, aveva piovuto. Il mare era verdastro verso la riva; e violaceo verso l’orizzonte. E io non vidi Virginia. Non so perché, quasi credevo di poterla dimenticare; e, invece, a sera, non potei darmi pace di non averla veduta.

Mi sentivo pronto a inventare una scusa, per recarmi alla sua casa; perché, se avessi saputo ch’era morta, non avrei sofferto a quel modo. Ma venne un temporale; con uno scirocco fortissimo, che lo portò sopra Rimini. Molte barche di pescatori rientrarono, infilandosi a stento in un fiumiciattolo tortuoso; che si chiama Tavollo.

La notte non potei dormire; e mi proposi, non so se sognando o pensando da vero, di vedere Virginia il giorno dopo; anche se avessi dovuto cercarla io stesso.

Ma, alzatomi, non mi sentivo più capace di mantenere quel proposito; e restai all’uscio di casa, aspettando ch’ella facesse la sua passeggiata fino al molo. E invece, non escì.

Dopo mezzogiorno, il cielo si fece chiaro, quasi sereno; e il mare prese subitamente un turchino stupendo.

I casotti dei bagnanti facevano tutti una piccola ombra, oblunga, da una parte.

A non vedere Virginia, mi pareva quasi una cattiveria folle. Ma, intanto, m’ero dovuto convincere che l’avvocato Germano Secci, suo marito, veniva a passeggiare sempre più a lungo attorno alla mia casa. Se avesse voluto parlarmi, come da prima avevo supposto, avrebbe potuto trovarne il modo; ma certo è ch’egli si comportava come se avesse voluto farsi notare da me. E io, invece, lo evitavo; non perché ne avessi timore, ma per la sua aria troppo triste. Era alto, pallido e magro; sempre vestito di nero; e i pantaloni gli sventolavano in fondo alle gambe e alle ginocchia quando tirava anche un poco di vento. Aveva un grosso bastone in mano; e, molte volte, mi faceva l’effetto che quel bastone fosse più vivo di lui. Quest’uomo metteva nel mio sentimento un senso di angoscia; mentre il desiderio di Virginia si faceva sempre più acuto.

Verso sera il mare si fece di un turchino lucente, con strisce più scure da per tutto. Le vele sembravano d’oro, e il cielo era un poco roseo in fondo all’orizzonte.

Me ne ricordo bene, perché proprio in quell’ora passò Virginia dinanzi a me. Me n’accorsi soltanto quando mi fu a qualche passo; e a pena feci in tempo ad alzare gli occhi per vederla in viso. Mi guardai attorno, per assicurarmi che non ci fosse suo marito e m’arrischiai a seguirla; perché mi proponevo di parlarle da vero; quando fosse più sera. Ella andò sopra il molo e quando fu in fondo si sedette. Io feci lo stesso, ma senza sedermi. Guardavo l’acqua tra le spranghe del molo; con le mani dietro la schiena. E tendevo gli orecchi, senza voltarmi a lei. Il vento mi faceva quasi piangere; ma più forte era il mio sentimento e più sentivo che m’era impossibile voltarmi a lei; e mi sentivo attratto a cadere nell’acqua. Il fracasso delle onde pareva una specie di scampanio; almeno al mio udito.

Intanto cominciarono a escire le barche per la pesca. Andavano come zoppicando; e, dopo una mezz’ora, sebbene sembrassero lentissime, erano già tutte sparse sul mare.

Vedendo che i pescatori, rasentando le spranghe del molo, guardavano più in dietro a me, capivo che Virginia era ancora seduta; e arrossivo, provando una vergogna che mi faceva male anche alla testa.

Quella specie di scampanio dentro le onde spumose, che increspavano tutto il piano dell’acqua, durava ancora; e lo scricchiolio delle tavole su le spranghe, qualche volta, mi pareva come una voce che cominciasse a parlare, e poi si spezzasse subito. Tanto ero fuori di me. Che faceva Virginia? Pensava a me o forse non faceva né meno caso che ci fossi? Alla fine sentii che tornava via; e, allora, anch’io volli fare lo stesso; ma, a forza di stare fermo, pareva che non sapessi più camminare, e inciampai in una tavola schiodata. Anche la distanza tra il mare e la mia casa mi pareva raddoppiata. In certi casi, la solitudine allunga le distanze fino all’infinito.

Il giorno dopo, mentre facevo qualche passo dinanzi a casa mia, fumando una sigaretta, mi sentii mettere una mano sopra una spalla. Mi voltai, e l’avvocato Secci mi disse:

- Lei è innamorato di mia moglie.

Mi dispiacque mentire, ma risposi:

- Non è vero.

- Perché non dire la verità? Lei non è un uomo come tutti gli altri e non le parrà ridicolo come io le voglio parlare. Mi ascolti, invece. Lei non riderà di me; ne sono sicuro. Anch’io sono innamorato di mia moglie. L’amo più di tutti i suoi amanti. Ne sono sicuro. Ogni anno ella mi tradisce con un nuovo amante. Nessuno, quando l’ha guardata, può fare a meno di non innamorarsene. È bella. Lei sola è bella. Non c’è un’altra donna come lei. Ma quand’io voglio accarezzarla ella mi dice che io sono sensuale e che l’amo soltanto per il bisogno ch’ella sia mia. Anche i suoi amanti li rimprovera con le stesse parole; e tutti la desiderano soltanto per la sua bellezza. Sono cinque anni che io l’ho sposata; e si è fatta sempre più bella.

Io provavo una specie di ribrezzo, ma il Secci seguitò stringendomi una mano:

- Mi sia amico, e comprenda la mia amicizia. Non si disguidi da me, e non mi giudichi come farebbe un uomo qualunque. Lei mi deve aiutare. Divenga suo amante e la porti via con sé. Non la lasci mai più. Io voglio avere la certezza che non la vedrò mai più. Non la dimenticherò mai, ma soffrirò meno. La prenda lei.

Allora quest’uomo, che prima m’era parso perfino tra losco e stupido, mise dentro di me un sentimento inatteso. E volli rassicurarlo che potevo sentirmi suo amico. Allora, passeggiammo, in silenzio, lungo il mare.

Il vento era fortissimo, come se tonasse. Il mare fragoroso. Di là da Rimini, lampeggiava da entro una nuvola nerissima.

Egli mi disse:

- Andiamo in casa sua, perché ella escirà; e non deve vederci insieme.

Entrammo ma ci era impossibile parlare, e restavamo a guardare dalla finestra aperta. Io ero sconvolto; ed egli, con gli occhi e con il volto, cercava di farmi quietare. Ma non era possibile, perché m’aveva detto che Virginia sarebbe escita.

Il mare era sempre più mosso, e s’era fatto quasi buio. I lampi illuminavano, a tratti, tutto il mare di un turchino cupo, ma tagliato da strisce bianchissime di spuma, quasi luccicanti.

Il Secci mi disse, tremando:

- Eccola!

Io mi volsi verso Virginia, con tutto il mio animo ansioso. Passò rasente la finestra, alta e morbida; con le lunghe gambe e il petto come le più belle statue greche. Ma pensando che ormai le avrei dovuto parlare, mi sgomentò il presentimento voluttuoso; e caddi in ginocchio.

Il Secci mi sorresse, e poi mi dette un bicchiere di acqua.

 

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