Il Giornalino di Gian Burrasca

Il Giornalino di Gian Burrasca

Il Giornalino di Gian Burrasca
Il Giornalino di Gian Burrasca, Vamba
“Il Giornalino di Gian Burrasca” è il romanzo per ragazzi più divertente e più avvincente di tutta la letteratura italiana. Come nel “Pinocchio”, il protagonista, Giannino Stoppani, rappresenta l’indipendenza e l’originalità di giudizio e di pensiero, ma in un modo più radicale ed originale.
Gian Burrasca interpreta ed affronta il mondo a suo modo, evitando costantemente di seguire le indicazioni, sia morali che pratiche, che gli somministrano gli adulti. Stravolge costantemente sia la visione dei fatti che accadono, sia le aspettative degli adulti, dandoci una visione originale del mondo visto da un ragazzino di 9 anni che diventa presto il sinonimo del ragazzo indisciplinato e che combina scherzi e guai inimmaginabili.
Sicuramente nel “Il Giornalino di Gian Burrasca” non vi sono morali ottimistiche o implicazioni etiche sulla convenienza di essere buoni e comportarsi bene, come nel “Pinocchio” od ancora di più in “Cuore”. Giannino Stoppani è completamente a suo agio, anzi felice, ad essere cattivo, anzi perfido, salvo il fatto che il lettore si ritrova a parteggiare per lui e non per le disgraziate vittime dei suoi scherzi.
Il libro è illustrato con i disegni dalla prima edizione originale.
1° dicembre.
Sono due giorni e due notti che i miei genitori sono partiti, e non ho fatto altro che pensare alla bicicletta.
Questa volta sono proprio sicuro d’acchiapparla.
Oggi è stata una giornata veramente di Paradiso: tirava un bel venticello fresco, che mi ha fatto venire la voglia di andare a pescare, badando bene però di non affogare come mi successe l’altra volta, se no addio bicicletta! Dopo scuola sono andato a comprare una lenza nuova, degli ami, e mi sono avviato in riva al fiume. Da principio non venivano su che delle erbacce, poi ho preso due ghiozzi, che sono sguizzati un’altra volta nell’acqua; ma verso buio ecco un’anguilla vera, grossa come un coccodrillo.
Che dovevo farne? Naturalmente, l’ho portata a casa per mangiarla domani mattina a colazione, e per divertirmici stasera ho pensato di metterla per benino sul pianoforte, in salotto da ricevere. Dopo pranzo, Caterina ha acceso i lumi in quella stanza, e mia sorella è scesa giù e si è messa a sonare e cantare la solita romanza che canta sempre e che comincia: Nessuno ci vede, nessuno ci sente…
A un tratto, ha dato un grand’urlo:
- Ah! Una vipera!… Uh!… Ah!… Oh!… Ih!… Eh!… -
Che urli!… Il fischio della locomotiva non c’è per niente, a paragone! Io sono subito corso in salotto per vedere quello che era successo; Caterina pure è accorsa; e abbiamo visto Virginia che si contorceva sul canapè come un cane arrabbiato.
- Scommetto che c’è qualcosa sul piano, – ho detto a Caterina. Caterina si è avvicinata al pianoforte per vedere, e poi via, con un balzo è corsa alla porta di casa urlando: – Aiuto!… -.
Allora ha incominciato a entrare in casa la gente del vicinato, e tutti, appena data un’occhiata al pianoforte, a urlare come disperati.
- Ma se è un’anguilla! – ho detto io, stanco finalmente di tutte queste esagerazioni.
- Che cosa? Che cosa? – hanno domandato tutti in coro.
- È un’anguilla innocente! – ho ripetuto, mettendomi a ridere.
Le donne sono proprio sciocche, di buttare all’aria la casa per un’anguilla, che poi mangiano con tanto gusto, quando viene portata a tavola cucinata e condita.
Mi hanno detto che sono cattivo, per aver fatto spaventare Virginia… Si sa; è sempre la medesima storia. Anche se ho la disgrazia di avere una sorella che non riconosce un’anguilla da una vipera, la colpa dev’essere sempre mia…
3 dicembre.
Com’è paurosa mia sorella! Ha tanta paura dei ladri, che non può dormire la notte, ora che il babbo e la mamma non sono a casa. La sera guarda sotto il letto, dietro gli usci, dietro la tenda della finestra, per vedere se c’è qualcuno in camera, e non spengerebbe mai il lume. Non capisco perché le ragazze debbano essere così sciocche!
Ieri sera erano appena due ore che dormivo saporitamente, quando fui svegliato da urla tremende, come se la casa fosse addirittura in preda alle fiamme. Balzo dal letto, e mi affaccio al corridoio; in questo mentre Virginia entra precipitosamente in camera mia, in camicia da notte, mi prende per un braccio, e chiude l’uscio a chiave.
- Giannino! Giannino!… c’è un ladro sotto il letto! – esclama con la voce affannosa.
Poi spalanca la finestra, e si mette a gridare:
- Aiuto!… aiuto!… al ladro!… al ladro!… -
Tutte le persone del vicinato si destano a quelle grida; e in men che non si dice, sono all’uscio di casa nostra, Caterina e Virginia, che ha avuto appena il tempo di infilarsi una veste da camera, si precipitano giù, nelle braccia dei vicini che domandano ansiosamente:
- Ma che cosa c’è? che cosa c’è?
- Un uomo sotto il mio letto!… l’ho veduto io con i miei occhi! Presto! Andate a vedere… Ma per carità, non andate su senza un revolver!… -
Due di quelli che avevano più coraggio salirono su; gli altri due rimasero con Virginia a rincorarla. Andai anch’io in camera di mia sorella. Quei valorosi guardarono adagino adagino sotto il letto. Era proprio vero; c’era un uomo. Lo presero per una gamba, e lo trascinarono fuori. Egli lasciava fare non pensando nemmeno a sparare la pistola che aveva in mano. Uno dei coraggiosi accorsi aveva afferrato intanto una seggiola, per lanciargliela addosso, e l’altro stava col braccio steso armato di revolver, nel caso che avesse opposto resistenza. Ad un tratto, tutti si rivolsero a guardarmi con gli occhi spalancati.
- Giannino, anche questa è opera tua!
- Già, appunto; – risposi – Virginia crede sempre che ci sia un ladro sotto il letto, e ho pensato che non le sarebbe parso strano di trovarcene uno, almeno per una volta. -
Giornalino mio caro, sai che cos’era che aveva fatto tanta paura a mia sorella e aveva messo sottosopra il vicinato?
Un semplice vestito vecchio del babbo ripieno di innocentissima paglia!…
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