Canti Orfici

Canti Orfici
Canti Orfici, Dino Campana
Il tema centrale dell’opera di Campana è quello del viaggio, onirico o reale, lontano (la pampa argentina) o vicino (i luoghi ricorrenti sono Faenza, Firenze, Genova e Bologna).
Campana, influenzato da D’Annunzio, prende da lui, nei momenti peggiori, l’enfasi e si affida alla suggestione retorica, pronto a trasformare gli elementi autobiografici in una vicenda romantica affidati a un cromatismo insistente con un io che domina la scena:
«Nel viola della notte odo canzoni bronzee. La cella è bianca, il giaciglio è bianco. La cella è bianca, piena di un torrente di voci che muoiono nelle angeliche cune, delle voci angeliche bronzee è piena la cella bianca» (Sogno di prigione)
Nei momenti in cui Campana riesce a scrivere con un certo distacco e controllo, nasce una grande capacità di ritrarre il paesaggio con uno stile espressionistico dove affiorano i ricordi e le letture:
«Laggiù nel crepuscolo la pianura di Romagna. O donna sognata, donna adorata, donna forte, profilo nobilitato di un ricordo di immobilità bizantina, in linee dolci e potenti testa nobile e mitica dorata dell’enigma delle sfingi»(La Verna)
Così, in questo itinerario di viaggio, appaiono dalla memoria città fantastiche:
«Noi vedemmo sorgere nella luce incantata/ Una bianca città addormentata/ Ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti/ Nel soffio torbido dell’equatore» (Viaggio a Montevideo)
Questi ricordi sono rivissuti in una vertigine che deforma le cose ma non le cancella:
«Ero sul treno in corsa: disteso sul vagone sulla mia testa fuggivano le stelle e i soffi del deserto in un fragore ferreo: incontro le ondulazioni come di dorsi di belve in agguato: selvaggia, nera, corsa dai venti la Pampa» (Pampa)
Alle volte Campana si sofferma a descrivere con un “barocchismo crepuscolare” che trasforma gli elementi del paesaggio in emozioni e fa scivolare le parole leggere:
«Crepuscolo mediterraneo perpetuato di voci che nella sera si esaltano, di lampade che si accendono, chi t’inscenò nel cielo più vasta più ardente del sole notturna estate mediterranea? Chi può dirsi felice che non vide le tue piazze felici, i vichi dove ancora in alto battaglia glorioso il lungo giorno in fantasmi d’oro?» (Crepuscolo mediterraneo)
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