Alla conquista di un impero

Alla conquista di un Impero

Alla conquista di un Impero
Alla conquista di un impero, Emilio Salgari
“Alla conquista di un impero” è il sesto romanzo del ciclo indo-malese scritto da Emilio Salgari.
In questo romanzo il portoghese Yanez de Gomera, il famoso pirata amico intimo del terribile Sandokan, tenta con l’aiuto della “Tigre della Malesia”, dell’indiano Tremal-Naik, del maharatto Kammamuri e di un pugno di “tigrotti di Mompracem” scelti tra i più audaci malesi e dayaki, di restituire il trono dell’Assam, che le spetta di diritto, alla bella moglie Surama.
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Yanez vuotò un bicchierone di quella pessima birra, non senza fare una smorfia, poi levò da un bellissimo portasigari di tartaruga con cifre in diamanti, due grossi manilla e ne offrì uno al ministro, dicendogli con un sorriso bonario:
- Prendete questo sigaro, Eccellenza. Mi hanno detto che siete un fumatore, cosa piuttosto rara fra gl’indiani, che preferiscono invece quel detestabile betel che rovina i denti e guasta la bocca. Sono certo che non avete mai fumato un sigaro così delizioso.
- Ho imparato a fumare a Calcutta, dove ho soggiornato qualche tempo in qualità d’ambasciatore straordinario del mio re, – disse il ministro, prendendo il manilla.
Yanez gli porse uno zolfanello, accese anche il proprio sigaro, gettò in aria tre o quattro boccate di fumo odoroso, che per qualche istante offuscarono la luce della lampada, poi riprese, fissando con una certa malizia il ministro, che assaporava da buongustaio il delizioso aroma del tabacco filippino:
- Io sono qui venuto, come vi dissi, Eccellenza, per incarico del viceré del Bengala per avere da voi delle informazioni sui moti che si stanno svolgendo nell’alta Birmania.
Voi che siete confinanti con quel turbolento regno, che ci ha sempre dato dei gravi fastidi, ne saprete certo qualche cosa.
Vi avverto innanzi a tutto, Eccellenza, che il governo delle Indie vi sarà non solo gratissimo, ma che anche vi ricompenserà largamente. -
Udendo parlare di ricompense, il ministro, venale come tutti i suoi compatriotti, spalancò gli occhi ed ebbe un risolino di contentezza.
- Ne sappiamo più di quello che potreste supporre, – disse poi. – È vero: nell’alta Birmania è scoppiata una violentissima insurrezione, promossa a quanto pare da un intraprendente talapoino, che ha gettato la tonaca gialla del monaco per impugnare la scimitarra.
- E contro chi?
- Contro il re Phibau e sopratutto contro la regina Su-payah-Lat che ha fatto strangolare, il mese scorso, le due giovani mogli del monarca, una delle quali era stata scelta fra le principesse dell’alta Birmania.
- Che storia mi raccontate voi?
- Ve la spiegherò meglio, mylord, – disse il ministro, socchiudendo gli occhi.
Secondo le leggi birmane, il re può avere quattro mogli; però il suo successore è obbligato a sposare la propria sorella o per lo meno una principessa sua parente, affinché si conservi puro il sangue reale.
Quando Phibau, che è il monarca attuale, salì al trono, c’erano nella sua famiglia due sorelle degne di salire al trono del fratello.
Il re sentiva maggior inclinazione per la maggiore; ma la più giovane, la principessa Su-payah-Lat si era messa in testa di diventare anch’essa regina, per ciò fece mostra dappertutto del più ardente affetto pel sovrano e seppe così indurre la regina madre a decidere, nella sua alta sapienza, che quell’amore meritava di essere ricompensato e che il figlio doveva sposarle entrambe.
Il disegno però fu sventato dalla maggiore delle sorelle, la principessa Ta-bin-deing, la quale aveva preferito entrare in un monastero buddista.
È chiaro tutto ciò?
- Chiarissimo, – rispose Yanez, che trovava un ben scarso interesse in quel racconto. – E poi, Eccellenza?
- Phibau allora sposò Su-payah-Lat e altre due principesse, una delle quali apparteneva all’alta classe della Birmania settentrionale.
- E per dispetto le fece strangolare?
- Sì, mylord.
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