Le avventure d’Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice nel Paese delle Meraviglie
Le avventure d’Alice nel Paese delle Meraviglie, Lewis Carroll
Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie (conosciuto più con il titolo abbreviato di “Alice nel Paese delle Meraviglie”) è un romanzo scritto nel 1865 dall’autore inglese Charles Lutwidge Dodgson, sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll. E’ la storia di una ragazzina chiamata Alice, che cade nella tana di un coniglio e si ritrova in un mondo fantastico, popolato da creature antropomorfe e stranissime. Il racconto presenta giochi di logica e paradossi che hanno contribuito alla popolarità della storia sia presso adulti che bambini, che dura tutt’ora.
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Alice nel Paese delle Meraviglie è considerato uno dei migliori esempi di “nonsense letterario”, il suo percorso narrativo e la sua struttura sono stati un’enorme influenza per la letteratura, soprattutto nel genere fantasy, ma anche nelle arti figurative e nel cinema.
Traduzione dall’inglese di Teodorico Pietrocola Rossetti. Illustrazioni di John Tenniel dalla prima edizione.
Nel libro la biografia dell’autore e l’elenco dei suoi romanzi.
Alice cominciava a sentirsi mortalmente stanca di sedere sul poggio, accanto a sua sorella, senza far nulla: una o due volte aveva gittato lo sguardo sul libro che leggeva sua sorella, ma non c’erano imagini né dialoghi, “e a che serve un libro,” pensò Alice, “senza imagini e dialoghi?”
E andava fantasticando col suo cervello (come meglio poteva, perché lo stellone l’avea resa sonnacchiosa e grullina), se il piacere di fare una ghirlanda di margherite valesse la noja di levarsi su, e cogliere i fiori, quand’ecco un Coniglio bianco con gli occhi di rubino le passò da vicino.
Davvero non c’era troppo da meravigliarsi di ciò, né Alice pensò che fosse cosa troppo stravagante di sentire parlare il Coniglio, il quale diceva fra sé “Oimè! Oimèi! ho fatto tardi!” (quando se lo rammentò in seguito s’accorse che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma allora le sembrò una cosa assai naturale): ma quando il Coniglio trasse un oriuolo dal taschino del panciotto, e vi affisò gli occhi, e scappò via, Alice saltò in piedi, perché l’era venuto in mente ch’ella non avea mai veduto un Coniglio col panciotto e il suo rispettivo taschino, né con un oriuolo da starvici dentro, e divorata dalla curiosità, traversò il campo correndogli appresso, e giunse proprio a tempo di vederlo slanciarsi in una spaziosa conigliera, di sotto alla siepe.
In un altro istante, giù Alice scivolò, correndogli appresso, senza punto riflettere come mai avrebbe fatto per riuscirne fuori.
La buca della conigliera sfilava diritto come una galleria di tunnel, e poi s’inabissava tanto rapidamente che Alice non ebbe un solo istante per considerare se avesse potuto fermarsi, poichè si sentiva cader giù rotoloni in qualche precipizio che rassomigliava a un pozzo profondissimo.
Una delle due, o il pozzo era arci-profondo, o ella vi ruzzolava assai adagino, poichè ebbe tempo, mentre cadeva, di guardare tutto intorno, e stupiva pensando a ciò che le avverrebbe poi. Prima di tutto aguzzò la vista e cercò di vedere nel fondo per scoprire ciò che le accaderebbe, ma gli era bujo affatto e non ci si vedea punto: indi guardò alle pareti del pozzo ed osservò ch’erano ricoperte di credenze e di scaffali da libri; quà e là vide mappe e quadri che pendeano da’ chiodi. Andando giù prese di volo un vasettino che aveva un cartello, lo lesse: “CONSERVA D’ARANCE,” ma oimè! era vuoto e restò delusa: non volle lasciar cadere il vasettino per non ammazzare chi era in fondo, e andando sempre giù lo depose in un’altra credenza.
“Bene,” pensò Alice, “dopo una caduta tale, mi parrà proprio un niente il ruzzolare per le scale! A casa poi, come mi crederanno coraggiosa! D’ora innanzi, ancorchè cadessi dal tetto, non ne farei caso!” (E probabilmente dicea la verità.)
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