Novelle italiane

Novelle italiane

Novelle italiane
Novelle italiane, Giovanni Verga
Giovanni Verga è lo scrittore italiano considerato come il maggior esponente della corrente letteraria del verismo, non solo per i suoi famosi romanzi “I Malavoglia” e “Mastro Don Gesualdo”, ma soprattutto per le sue novelle, fra cui la “Cavalleria Rusticana” che venne poi sviluppata in forma teatrale dallo stesso Verga e diventò un’opera lirica di Pietro Mascagni.
Questo libro contiene tutte le raccolte di novelle scritte da Verga, prima pubblicate su varie riviste e poi in libro, ambientate nelle varie città in cui Verga ha vissuto o che ha visitato, soprattutto Milano: “Primavera e altri racconti”, “Per le vie”, “Drammi intimi”, “I ricordi del capitano d’Arce” e “Racconti e bozzetti”.
Nel libro la biografia dell’autore ed una scheda sul Verismo.
“Nel carrozzone dei profughi”
Nel carrozzone dei profughi, due povere donne sedute accanto, col fagotto della roba che avevano avuto al Municipio sulle ginocchia, si narravano i loro guai. Anzi una non parlava più; guardava nella folla con certi occhi stralunati, quasi cercando la figlia che le avevano detto fosse stata salvata da un giovanotto quando trassero anche lei dalle fiamme e dalle macerie. Una ragazza bella come il sole, che chi l’aveva vista una volta l’avrebbe riconosciuta fra mille. L’avevano vista rifugiata sotto un portone – tra i feriti del Savoja – alla stazione. Tutti l’avevano vista, fuori che lei! Dalla stazione aveva visto soltanto la sua casa che bruciava, per due ore, sinché il treno stette lì. E ora, mentre cercava la sua creatura fra la gente, da otto giorni, e pensava a lei che forse la cercava e chiamava aiuto, vedeva ancora quella distruzione e quell’incendio come un rifugio, una disperata certezza.
- Ora son sola – diceva l’altra. – Quando incontrai mio marito, qui, per caso, salvo anche lui, non mi pareva vero. Ma avevo tre figli: una maritata, colla grazia di Dio, e il maggiore che mi portava a casa già la sua giornata… Tutti! Tutti!… Io mi ero alzata appunto pel più piccolo ch’era malato, quando successe il terremoto. Il Signore non mi volle -.
Ne parlava tranquillamente, colla faccia gialla e la testa fasciata.
- Ora, quando lui sarà guarito andremo in America -.
L’altra alzò gli occhi, soltanto, e la guardò.
- Certo, che faremo qui?
- In America? – disse un altro profugo. – Non sapete che vita da cani! Peggio dei cani li trattano i cristiani! -
Ella a sua volta guardò sbigottita colui, come a ripetere: – Che faremo qui?
- Qui siamo nati; qui sono le pietre delle nostre case! – dissero gli altri.
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