L’assassinio di via Belpoggio

L'assassinio di via Belpoggio

L'assassinio di via Belpoggio
L’assassinio di via Belpoggio, Italo Svevo
In Svevo confluiscono filoni di pensiero contraddittori e difficilmente conciliabili: da un lato il positivismo, la lezione di Darwin, il marxismo; dall’altro il pensiero negativo e antipositivista di Schopenhauer, di Nietzsche e di Freud.
Ma questi spunti contraddittori sono in realtà assimilati da Svevo in un modo originalmente coerente: lo scrittore triestino assume dai diversi pensatori gli elementi critici e gli strumenti analitici e conoscitivi piuttosto che l’ideologia complessiva. Così dal positivismo e da Darwin, ma anche da Freud, Svevo riprende la propensione a valersi di tecniche scientifiche di conoscenza e il rifiuto di qualunque ottica di tipo metafisico, spiritualistico o idealistico, nonché la tendenza a considerare il destino dell’umanità nella sua evoluzione complessiva. Del rapporto di Svevo con il marxismo è testimonianza il racconto – apologo La tribù nel 1897.
Anche da Schopenhauer Svevo riprende alcuni strumenti di analisi e di critica, ma non la soluzione filosofica ed esistenziale: non accetta cioè la proposta di una saggezza da raggiungersi attraverso la «noluntas», la rinuncia alla volontà, e il soffocamento degli istinti vitali. Lo stesso atteggiamento Svevo rivela nei confronti di Nietzsche e di Freud. Il Nietzsche di Svevo è il teorico della pluralità dell’io, anticipatore di Freud, e il critico spietato dei valori borghesi, non il creatore di miti dionisiaci. Quanto a Freud, che Svevo studia con passione è per lui un maestro nell’analisi della costitutiva ambiguità dell’io, nella demistificazione delle razionalizzazioni ideologiche con cui l’individuo giustifica la ricerca inconscia del piacere, nell’impostazione razionalistica e materialistica dello studio dell’inconscio. Ma Svevo rifiuta sempre di aderire totalmente al sistema teorico di Freud: accetta la psicoanalisi come tecnica di conoscenza, ma la respinge sia come visione totalizzante della vita, sia come terapia medica.
Il rifiuto della psicoanalisi come terapia rivela nello Svevo della Coscienza di Zeno una difesa dei diritti dei cosiddetti “ammalati” rispetto ai “sani”. La nevrosi, per Svevo, è anche un segno positivo di non rassegnazione e di non adattamento ai meccanismi alienanti della civiltà, la quale impone lavoro, disciplina, obbedienza alle leggi morali, sacrificando la ricerca del piacere. L’ammalato è colui che non vuole rinunciare alla forza del desiderio. La terapia lo renderebbe sì più “normale”, ma a prezzo di spegnere in lui le pulsioni vitali. Per questo l’ultimo Svevo difende la propria “inettitudine” e la propria nevrosi, viste come forme di resistenza all’alienazione circostante. Rispetto all’uomo efficiente ma del tutto integrato nei meccanismi inautentici della società borghese, egli preferisce essere un “dilettante”, un “inetto”, un “abbozzo” aperto a possibilità diverse.
Questo libro contiene 5 storie brevi di Italo Svevo:
- L’assassinio di via Belpoggio
- Vino generoso
- Lo specifico del dottor Menghi
- La novella del buon vecchio e della bella fanciulla
- Una burla riuscita
Contiene inoltre la biografia dell’autore e due brevi commenti su “La visione di Svevo” e “Svevo e l’inettitudine dell’uomo contemporaneo”.
Edizione Kindle |

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