L’edera

L'edera
L’edera, Grazia Deledda
L’edera, scritto da Grazia Deledda fra il 1905 ed il 1906, fu pubblicato dall’editore Colombo di Roma e in seguito tradotto in diverse lingue. Nel 1950 ne fu tratto un film per la regia di Augusto Genina, dal titolo omonimo (Vitaliano Brancati collaborò alla sceneggiatura). Si tratta di un’opera di carattere drammatico.
La vicenda del romanzo si svolge in un paese della Sardegna all’inizio del XX secolo. Lo sfondo della narrazione è il decadimento tanto della nobiltà sarda quanto quello economico del posto. In primo piano viene descritta la drammatica situazione economica di una famiglia aristocratica di campagna, i Decherchi.
La famiglia, in origine ricca, possiede ancora alcuni poderi ma ha diversi debiti. Per sbarcare il lunario, i Decherchi sono costretti a tenere in casa ziu Zua, un lontano parente ricco, vecchio e malato. Quest’ultimo paga alla famiglia un contributo in cambio delle cure di cui ha bisogno. Ziu Zua si lamenta in continuazione di tutti membri della famiglia: le sue proteste prendono di mira soprattutto Annesa, la giovane protagonista del romanzo. È principalmente lei a prendersi cura del malato, che poco a poco diventa insopportabile. Ormai, in famiglia tutti sperano nella morte del vecchio. Nel corso del romanzo si delineano anche i contorni dell’amore tra Annesa e Paulu, uno dei componenti della famiglia Decherchi. Le loro vicende si intrecciano sullo sfondo di una situazione familiare assai complessa.
La famiglia, durante i decenni, è stata ripetutamente scossa non solo da collassi finanziari, ma anche da casi di morte prematura e da tensioni interne.
La donna nella società di Deledda è spesso l’elemento positivo che cerca di compensare le forze di distruzione che colpiscono la società, non di rado ad opera del sesso maschile. Paulu ed i suoi antenato hanno distrutto molto, sicché Annesa pensa soprattutto a porre riparo ai danni. Lo stesso atteggiamento si riscontra in Rachele ed in altri personaggi femminili della storia. Sembra comunque che le vicende del romanzo siano attaccate ad un filo: il controllo sull’esito della storia pare essere più dalla parte del destino che non dagli sforzi intrapresi da Annesa o da altri personaggi (come il prete Virdis).
Annesa viene simboleggiata dall’edera. La metafora di questa pianta compare diverse volte nel libro, talvolta prende la forma di similitudine: la pianta, Annesa, si appoggia all’albero che sta per Paulu, ricoprendolo della sua pietà e del suo amore. L’edera è infatti un essere vivente che non ha la possibilità di crescere e rimanere in piedi senza l’aiuto di appoggi esterni. Annesa ricerca il senso della sua esistenza in funzione degli altri, in particolare di Paulu. Altre volte, l’edera compare come una pianta che con i suoi rami copre in buona parte l’albero o il muro cui si appoggia: a volta la sua copresenza può essere percepita come invasiva o addirittura soffocante.
I sacrifici di Annesa sono dettati dall’altruismo di questo personaggio, che pone in primo piano assoluto il suo amore per Paulu e per la famiglia Decherchi (li chiama infatti i suoi benefattori). Questo vivere in funzione delle persone amate è un altruismo portato alle estreme conseguenze e costituisce al contempo un punto di forza e di debolezza.
Deledda fu una scrittrice eclettica che si appoggiava a diverse fonti letterarie. La vita di paese e le regole della società, descritte più volte, avvicinano il romanzo alla corrente del verismo.
L’opinione e le dicerie della gente del paese costituiscono in diverse fasi del romanzo a condizionare gli sviluppi delle vicende: si tratta di una società come si incontra spesso nella letteratura verista: complessa, attenta alle apparenze e pronta a sanzionare.
Ricorda da vicino il verismo anche l’esposizione dell’antefatto delle pagine, fatta in maniera piuttosto diretta e senza tanti cerimoniali introduttivi. Sin dalle prime pagine, la vicenda viene esposta nel vivo della sua attualità, senza che vengano specificati i rapporti familiari tra i personaggi.
Un altro elemento di realismo si nota inoltre nell’uso del sardo, veicolo principale dei timori, sentimenti e superstizioni delle persone, ma anche di saggezza popolare.
Infine, anche il motivo dei beni materiali (nel romanzo i problemi finanziari dei Decherchi) è un tema assai caro ai veristi.
Tuttavia, la spiccata tendenza di Deledda a descrivere eventi fatali testimonia l’influsso di altre correnti letterarie, soprattutto di stampo estero come la letteratura del tardo romanticismo e del realismo francese o della narrativa contemporanea russa (potere quasi insuperabile del destino, dubbi esistenziali ed introspezione). Il simbolismo, che spesso ricorre nella descrizione dei suggestivi paesaggi scolpiti dal vento e da eventi meteorologici anche violenti si stacca dalla produzione verista, alludendo a paesaggi interiori o a sviluppi in corso.
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